Conferenza atampa di presentazione dell'Università
04-03-2025 - I nostri eventi
Mar
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Mar 2025
orario: 11.30
dove: Montopoli in Val d'Arno . Sala Conciliare
Prolusione di Paolo Tinghi Ignazio Donati e l’Università Popolare
Quando mi è stato chiesto se avessi voluto occuparmi di quella che poi si è chiamata “Università Popolare”, non so perché, ma ho detto subito di sì. Forse mi attirava l’idea di poter continuare a occuparmi a livello pubblico di argomenti culturali, di poter condividere un ambiente di tipo scolastico, di fare ricerca, magari di insegnare e di imparare. Non lo so con precisione, ma si dà il fatto che ho accettato e adesso mi trovo qui a pensare e a cercare di contribuire a riempire di contenuti questa grande scatola appena formata a cui poi si è dato anche un nome altisonante: “Università Popolare Ignazio Donati di Montopoli in Val d’Arno”. La prima idea di istituirla è stata dell’Amministrazione Comunale e in particolare dell’Assessore alla Cultura. La parola “università” nella denominazione era di fatto scontata e ineludibile, perché anche in molte altre città e paesi operano analoghe associazioni con gli stessi scopi di promozione culturale e tutte si chiamano così, magari con specificazioni diverse come per esempio: “Università del Tempo Libero” o “Università della terza età”. L’aggettivo “popolare” poi per la prima volta l’ho sentito pronunciare dalla Sindaca in una delle riunioni propedeutiche prima della vera e propria istituzione e, devo dire la verità, mi è piaciuto subito. Università Popolare suonava bene e poi se si considera l’università come una scuola di élite l’aggettivo popolare comunque la fa diventare disponibile per tutti. L’intitolazione a Ignazio Donati invece la rivendico tutta per me e più ci penso e più mi sembra di averci azzeccato: Ignazio Donati è proprio la persona giusta: è un montopolese; è vissuto nell’800 e quindi ha già di per sé un’aura di nobiltà dovuta al tempo trascorso che lo fa diventare un personaggio “storico”; è stato per tanti anni al servizio della sua comunità ricoprendo più volte la carica di sindaco; è stato una persona di cultura e uno studioso della storia locale; ha anche raccolto il frutto dei suoi studi in un compendio che, con grande liberalità e senso civico, ha voluto lasciare in eredità a tutta la sua comunità e che ancora oggi si conserva nell’archivio storico del comune in un poderoso volume di più di mille pagine tutte completamente scritte a mano. L’intitolazione dell’Università a Ignazio Donati rappresenta quindi non solo il degno riconoscimento della sua opera di storico e di letterato, ma anche, per la nuova associazione, un possibile punto di partenza per ricollegarsi attraverso il suo scritto alle radici del nostro territorio. Quando, spesso, penso a come poter organizzare l’attività di questa nuova “università”, immediatamente mi viene in mente che si chiama “università” e che quindi è soprattutto una scuola, un luogo che si frequenta per “imparare” e per arricchirsi di nozioni e di capacità di sintesi. Questo vale per tutte le scuole a prescindere dall’età degli studenti. Comunque non è neppure detto, come si può pensare, che i nostri studenti debbano essere per forza tutti anziani e tutti magari pensionati, anzi speriamo proprio di no. A ogni buon conto secondo me questa nostra scuola dovrebbe avere essenzialmente due obbiettivi didattici che di fatto sono già scritti nella sua denominazione: Il primo obbiettivo è quello individuato appunto dall’aggettivo popolare, che in questo caso si deve intendere come “generale, esteso, complessivo e a disposizione di tutti”. Questa secondo me dovrebbe essere una scuola nella quale si possono recuperare, a un buon livello, nozioni di inquadramento generale su materie fondamentali come per esempio: letteratura, storia, storia dell’arte, lingua inglese, geografia, fisica. Si dovrebbero quindi istituire e svolgere su questi argomenti dei corsi di più lezioni in cui si forniscono le basi per poi affrontare, eventualmente anche in proprio, gli approfondimenti successivi. Spesso in questo tipo di “Università”, sbagliando, si danno per scontate certe conoscenze che si ritengono ormai patrimonio comune, perché magari fanno parte da sempre dei programmi delle scuole superiori, oppure si ritengono già acquisite da tutti nella nostra cultura. Questo è un atteggiamento che deriva dal fatto che si ritiene quasi di offendere il pubblico nel momento in cui si propongono nozioni e considerazioni di carattere generale. Invece frequentemente certi argomenti sono conosciuti solo “di nome”, si sa solo che esistono, anche se magari i contenuti veri e le implicazioni di correlazione ci sfuggono quasi totalmente. E allora è abbastanza inutile che in queste “università”, come spesso accade, si tengano conferenze su argomenti di nicchia e collaterali, dando per scontata e acquisita la conoscenza di base, che in effetti spesso rimane incerta e nebulosa. Per questo dico che forse, in un ambito del genere, non è affatto utile organizzare conferenze spot su argomenti particolari o “di nicchia” solo perché magari abbiamo a disposizione il relatore di grido, ma che è più produttivo scegliere per un certo periodo un unico argomento da affrontare e capire nei suoi reali contenuti e anche da più punti di vista. Credo che sia meglio, sia pure con relatori diversi, anche meno noti, ma più disponibili, in luogo di singole conferenze, organizzare dei veri e propri corsi “universitari” di base su argomenti di interesse abbastanza generale. Il secondo obbiettivo è quello indicato proprio dall’intitolazione dell’università a Ignazio Donati e questo è un obbiettivo di studio e di ricerca finalizzato alla conoscenza del nostro territorio di riferimento sotto ogni profilo: storico, geografico, sociologico, paesaggistico, folcloristico e tradizionale, proprio come ha cercato di fare lui nel testo che ci ha lasciato. E anche qui penso che si dovrà partire dal basso, senza dare per scontato, che tutti conoscano tutti gli aspetti del territorio in cui vivono, Anzi spesso succede assolutamente il contrario: per molteplici motivi, ma soprattutto perché gli aspetti dell’ambiente in cui si vive, specialmente se si tratta di luoghi periferici rispetto alle grandi città, spesso non sono divulgati a un livello di visibilità in grado di essere assorbito dal pubblico soprattutto delle giovani generazioni e in più spesso si è interrotta la catena della trasmissione delle nozioni in loco, perché magari le persone, quel logo in cui vivono (ci risiedono anagraficamente o magari solo ci dormono) di fatto non lo frequentano con consuetudine, perché impegnate magari in qualche lavoro lontano. E allora bisogna cominciare a riprendere in considerazione, a “guardare” con più attenzione le cose che si vedono sempre, quelle che sono vicino a casa e delle quali magari non si conoscono le origini e neppure si sa perché sono lì. Basta poco, basta osservarle una mattina con qualcuno che ce le spiega, che ci fa capire da dove vengono e che in qualche modo ce le ricollega alla storia del paese e del mondo. Anche in questo modo si recuperano gli agganci con le proprie radici e ci si sente finalmente inseriti nel contesto sociale. Il punto di partenza doveroso per attuare questo secondo obbiettivo è, a mio parere, rappresentato proprio dal “librone” di Ignazio Donati, che deve essere riletto, riconsiderato e possibilmente ripubblicato in versione critica. Credo che questo possa essere il primo e più importante impegno di ricerca degli studenti dell’Università, coadiuvati naturalmente da esperti di storia e di filologia. Si tratta sicuramente di un lavoro impegnativo, ma comunque pertinente con le finalità dell’Associazione, che mirano a una più approfondita conoscenza del territorio. È anche sulla base di quanto Ignazio Donati ha lasciato scritto che si deve muovere l’azione di questa nuova università, andando a ricercare magari nell’attualità i luoghi, gli edifici e la storia tutta di Montopoli e delle sue contrade. Si tratta di mettere in atto una ricerca di cui tutti possono essere referenti interdisciplinari perché la nostra Università Popolare Ignazio Donati vuol essere soprattutto una scuola, ma una scuola in cui siamo tutti studenti e tutti abbiamo anche qualche cosa da insegnare.
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